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Dolce è la vendetta SpA

“Buongiorno. In cosa posso esserle utile? Sono il capotribù. Mi chiamo Olemeeli il Viaggiatore, figlio di Kakenya il Bello e nipote di Lekuton l’Audace”.
Hugo disse che lui era Hugo Hamlin, figlio di Erik Hamlin lo Sbronzo e nipote di Rurik Hamlin che ai suoi tempi era capostazione. Un lavoro che richiedeva coraggio, ogni giorno si rischiava di essere investiti da un treno.

Victor Svensson non ci ha messo molto a decidere come sbarazzarsi dei due principali ostacoli alla sua felicità e al suo successo.
Kevin, suo figlio illegittimo (come sia possibile che sia suo figlio poi…è nero come la madre e lui è bianco, non se ne è accorta lei quando gliel’ha portato a casa prima di morire di aids?), lo ha abbandonato in mezzo al deserto del Kenya con la forte speranza che se lo mangiassero i leoni.
Jenny, la sua apatica moglie, si è fatta raggirare come un’imbecille facendosi fregare la galleria di famiglia e tutta la sua cospicua eredità in cambio di un divorzio liberatore e di un monolocale in centro a Stoccolma.

Ma niente va mai come vorresti. Povero Victor!
Kevin è stato salvato da un improbabile guaritore Masai che lo ha adottato e trasformato in un guerriero provetto. Senonchè per diventare guerriero Kevin deve affrontare un rituale in cui verrà privato di un paio di centimetri di pelle. Non sembrano tanti, ma sono decisamente nel posto sbagliato, lì, nel cavallo, e così Kevin decide di tornare in Svezia.
Qui incontra Jenny, che tanto apatica poi non deve essere, perché si allea con lui per farla pagare allo stronzo che ha rovinato la vita a entrambi.

Come? Ma grazie all’agenzia Dolce è la vendetta Spa, dove Hugo, un brillante ex pubblicitario, si diverte a ordire improbabili vendette in nome dei suoi clienti.
Di questa mirabolante vendetta non c’è una singola cosa che vada per il verso giusto (in buona parte per colpa del guaritore Masai, arrivato miracolosamente in Svezia sulle tracce del figlio adottivo).

Ironico e irriverente, Jonas Jonasson salta di palo in frasca partendo per la tangente così tante volte da perdere il conto, ma senza mai perdere il filo del racconto: Dolce è la vendetta SpA non fa rimpiangere nemmeno per un attimo Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve!

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