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HAYAO MIYAZAKI: ANIMAZIONE E POESIA

Nel 2013 Hayao Miyazaki ha annunciato in conferenza stampa il suo ritiro. Lo aveva fatto altre volte, lo ha ammesso lui stesso, ma questa volta per davvero.
È troppo vecchio per continuare a lavorare, i suoi collaboratori di una vita se ne stanno andando uno alla volta prima di lui, e lui si sente stanco e incapace di fare al meglio il suo lavoro.
Ma si vede che è una scelta che gli pesa. Una scelta che è costretto a prendere perché così si deve fare, non perché lo voglia davvero. Del resto per lui “le persone che fanno quello che vogliono sono noiose, le persone devono avere sacrifici da fare e sopportazioni”.
E quindi lo studio Ghibli si svuota. Il suo team viene sciolto e la vista di quelle scrivanie dove sono nati i colori, i movimenti e le storie di Sheeta, Kiki, Howl e tanti, tantissimi altri, che ora sono vuote e inutilizzate, è davvero triste.

Ma dal 2013 al 2015 qualcosa cambia. Miyazaki continua a disegnare, con i suoi tempi e senza obiettivi precisi, ma un’idea comincia a fare il nido nella sua testa.
Boro. Boro il caterpillar. Un piccolo bruco che viene al mondo in un cortometraggio.

The never-ending man

The never-ending man, il documentario del 2016 con la regia di Kaku Araya, è il racconto di questi anni: dall’annuncio del ritiro al ripensamento, e all’ingresso nel lavoro di Miyazaki di quello che nessuno avrebbe mai immaginato.
La CGI, ovvero un’applicazione nel campo della computer grafica per la resa degli effetti speciali.

Hayao ha sempre disegnato a mano. Princess Mononoke, Si alza il vento, Porco rosso: sono tutti fatti a mano. E ci è voluto del tempo perché il Maestro trovasse il suo modo di lavorare con CGI. E sebbene non la apprezzasse del tutto, qualcosa di buono deve averci trovato, perché nei mesi di preparazione di Boro ha preso la decisione di realizzare un altro lungometraggio.
Ha ripetuto più volte che è ben consapevole di rischiare di non vedere mai finito il suo ultimo lavoro ma “meglio morire mentre si è impegnati a costruire qualcosa piuttosto che facendo niente. Preferisco morire pensando che devo continuare a vivere”.

Il documentario di Araya è molto lieve: una telecamera che segue con discrezione e una sorta di soggezione, il maestro a casa e al lavoro. E ci svela un professionista inflessibile, dedito alla creazione a scapito di tutto e tutti, anche della propria salute. Quella di Miyazaki è una vocazione, non c’è dubbio su questo.
Per approfondire meglio la sua vita e il suo lavoro esistono altri due documentari

  • 10 Years with Hayao Miyazaki, un documentario di quasi 4 ore diviso in 4 episodi
  • Il regno dei sogni e della follia che si concentra sulle ultime fasi di lavorazione di Si alza il vento

Il castello errante di Howl: le origini della storia

 

I film di Miyazaki mi hanno sempre lasciato addosso un tale senso di meraviglia e poesia che non mi sono mai chiesta se le sue fossero sceneggiature originali o no. Fino a quando mi sono imbattuta ne Il castello errante di Howl di Diana Wynne Jones, e ho così scoperto la fonte del film e una bravissima autrice.

Breve riassunto: Sophie è un’umile e onesta cappellaia che fa un errore. Fa arrabbiare la Strega delle Terre Desolate che, scontenta dei suoi cappelli, trasforma la ragazza in una vecchia. Per recuperare la sua giovinezza Sophie è quindi costretta a partire, e nel suo viaggio incontrerà il potente mago Howl, narciso e dispotico, con il quale stringerà un patto.
Dal suo negozio di cappelli Sophie si ritroverà in una gigantesca casa errante, la cui porta si apre ogni volta su un mondo diverso, farà amicizia con un apprendista bambino, domerà un demone e si troverà finalmente ad affrontare la Strega delle Terre Desolate.

L’originale storia di Sophie si dipana in tre romanzi:

I tre romanzi sono ancora in commercio editi da Kappa Edizioni, la casa editrice bolognese nata nel 1995 che ha portato in Italia il mondo dei manga (fumetti giapponesi) insieme agli altri romanzi dell’autrice.

La trasposizione cinematografica giapponese rende pienamente giustizia alle atmosfere curiose, divertenti e magiche dei romanzi. Quando il castello errante di Howl si alza sulle sue gambe (zampe?) e si stiracchia per poi prendere il via e correre per chilometri e chilometri di strada si rimane incantati.
Miyazaki diceva che di un film non era tanto la storia ad interessarlo (e infatti le sue, di storie, per essere pienamente comprese devono essere guardate e riguardate) ma le scene e i momenti che lasciano lo spettatore a bocca aperta per la meraviglia. Ne Il castello errante di Howl questi momenti sono tantissimi.
Ma ancora non c’è la possibilità di vederlo su Netflix.

I film di Miyazaki sbarcano su Netflix

All’inizio del 2020 Netflix ha annunciato l’approdo sulla piattaforma dei film del maestro Hayao Miyazaki. Per un attimo ho pensato che fosse una sorta di tappeto rosso prima dell’arrivo dell’ultimo lungometraggio, in origine previsto proprio per quest’anno, in occasione delle olimpiadi di Tokyo 2020.
Sembra non essere così: la data di uscita è slittata  di almeno 3 anni. Il produttore Toshio Suzuki fa sapere che Miyazaki lavora molto più lentamente del solito e non ha nessuna data di consegna da rispettare. Si sa però che il film sarà basato su un classico della letteratura giapponese, un romanzo del 1937 dello scrittore e giornalista Kenzaburo Yoshino, che potete trovare in Italia con il titolo E voi come vivrete?

Nel frattempo, possiamo riguardarci

  • Il castello nel cielo
  • Il mio vicino Totoro
  • Kiki consegne a domicilio
  • Porco Rosso

Mentre dovremo aspettare ancora un po’ per gli altri.
E soprattutto per E voi come vivrete, l’ultimo. L’ultimo?

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