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Le vite nascoste dei colori

Le vite nascoste dei colori, di Laura Imai Messina, edizioni Einaudi.

Per chi è questo libro?
Per i romantici ma che da una storia d’amore vogliono anche una bella scrittura.
Per gli amanti del Giappone.
Per le anime d’artista!

Lei: Mio

Mio nasce e cresce nell’atelier di famiglia.
È un’atelier specializzato nella creazione dello shiromuku, l’abito da sposa tradizionale giapponese. Da sempre è stata circondata da bellezza e armonia, ma anche dalla severità della madre, preoccupata di capire chi fosse davvero quella figlia così strana e diversa da lei.

Mio, infatti, ha cominciato a parlare tardi, tanto da far sospettare una sorta di ritardo mentale. Ma era solo perché lei, per descrivere la realtà che la circondava, aveva bisogno di molte più parole di una bambina normale. Il suo occhio infatti funziona in modo diverso da quello degli altri, e percepisce molti più colori e sfumature, e a ognuno di loro Mio vuole dare un nome, vuole chiamarlo con la stessa precisione con cui mette ordine nel suo mondo.

Tutto per Mio ha un colore: gli oggetti, le emozioni, i gesti e le persone. Scrive su un quadernetto che si porta sempre dietro i colori di tutte le persone che incontra, con il segreto intento di catalogare tutti i colori del mondo. Solo ad Aoi non riesce a dare un colore.

Lui: Aoi

Aoi ha a che fare con la morte tutti i giorni. Ha un’impresa di pompe funebri, un lavoro ereditato dal padre e portato avanti con passione e grazia. Aoi conosce bene le persone: quando le vedi nel momento del dolore impari tanto su di loro, e anche su te stesso. Ma se anche la sua vita e il suo lavoro sono costantemente intrecciati con la morte, è nel dare la vita che Aoi realizza davvero sè stesso, curando un giardino senza futuro ma non per questo senza speranza.

Mio e Aoi sembrano incontrarsi per caso: in realtà i loro destini sono intrecciati da tanto tempo.

Laura Imai Messina

Lo shiromuku

Laura Imai Messina

Laura Imai Messina, italiana trapiantata in Giappone (ci è andata poco più che ventenne con l’intento di stare per qualche mese poi non è più partita) racconta con leggerezza e armonia una bellissima storia. Una storia che parla non solo di due persone che si incontrano e si aggrovigliano, ma anche di famiglia, scelte, dedizione, al proprio lavoro e ai propri doveri, di amore che fa bene e amore che fa malissimo.

Insieme alla storia di Mio e Aoi, Laura racconta anche quella dei loro genitori, delle loro scelte sofferte, dei loro destini.

Pigment: il paradiso del colore a Tokyo

Mio non continuerà la tradizione di famiglia: non si occuperà di vestire le spose come sua madre e sua nonna. Lei ha trovato la sua dimensione e il suo ruolo da Pigment.
Pigment non è solo un negozio di Tokyo. È un laboratorio, un museo, un parco giochi per artisti. Pigment organizza corsi sulle arti, i colori e la comunicazione. Ha una distesa di pennelli per ogni tecnica, pareti di vasetti di pigmenti, infiniti cataloghi di tinte metallizzate.

Pigment ospita più di 4.200 colori.

Mio lavora qui, e nel corso del romanzo la vedremo impartire lezioni sui colori a due bambine, organizzare workshop, studiare il restyling di un ambiente, stressare il direttore fino a convincerlo a partecipare a un’asta per acquistare un antico pigmento da un’Università europea.
Ah! E chiedere qualche cambio turno per poter passare un po’ di tempo con Aoi.
Direi che solo Pigment valga un viaggio in Giappone!

E le botteghe di Tokyo?

Ma in Giappone non ci vado, almeno non oggi e temo nemmeno in un futuro prossimo, quindi mi accontento di chi il Giappone me lo può raccontare di prima mano. Come Mateusz Urbanowicz e le sue Botteghe di Tokyo, Ippocampo edizioni.

Mateusz ha illustrato le botteghe di Tokyo con acquerelli magici. I suoi disegni sono frutto di una ricerca appassionata e meticolosa nella storia della città, e sono diventati un punto di riferimento per gli amanti della vecchia Tokyo. Le illustrazioni, infatti, riportano l’aspetto il più possibile originale delle botteghe, e i testi ne raccontano storia e modifiche apportate negli anni.
Il testo è bilingue, italo-giapponese, e nell’appendice finale Mateusz svela tecniche e procedimenti del suo lavoro (sempre con le illustrazioni).

È un libro magico, fatto di talento e poesia. Vi verrà una voglia matta di prendere i pennelli in mano eprovare a disegnare il mondo come lo disegna Mateusz!

 

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