Seleziona una pagina

Libri per le vacanze 2021: viaggio in India

Se dovessi scegliere un viaggio qualunque, libero da restrizioni da pandemia, ma anche dai limiti del tempo e dello spazio, allora sceglierei l’India del periodo coloniale e post-coloniale.
È nel 1756 che la Gran Bretagna, dopo la guerra dei Sette anni, impone la sua egemonia su gran parte del subcontinente indiano. Nel 1876 diventa l’Impero dell’India, e la regina Vittoria la sua imperatrice.
In quest’epoca che vede fondersi e contrapporsi allo stesso tempo due civiltà completamente diverse sono ambientati molti dei miei libri preferiti.
Il fascino dell’India, per me, parte da lontano e arriva fino ai giorni nostri: gli autori che raccontano il loro paese hanno una grande forza narrativa.

Trilogia dell'Ibis di Amitav Ghosh

Amitav Ghosh e la trilogia dell’Ibis

Amitav Ghosh è scrittore, giornalista e antropologo, è nato a Calcutta, città in cui sono ambientati moltissimi dei suoi romanzi. È un autore molto prolifico e tutti i suoi romanzi meritano un posto nella libreria di casa. Nonostante parte della sua formazione sia avvenuta in Occidente, e oggi viva perlopiù a New York, è l’India la culla dei suoi romanzi. La storia del suo paese, il suo tessuto urbano, lo splendore della natura sono le sue muse ispiratrici. Legate a un fortissimo spirito ambientalista (che permea in modo potente Il paese delle maree) senza il quale per Ghosh, oggi, non ha senso scrivere.
Tra tutti i suoi libri, per un’estate di full immersion in un bel mappazzone indiano (in senso buono, ovviamente) la trilogia dell’Ibis.

  • Mare di papaveri
  • Il fiume dell’oppio
  • Diluvio di fuoco

Una saga che racconta la nascita dell’India moderna partendo da una goletta inglese, l’Ibis, che nel 1838, arriva alla foce del Gange.
L’umanità che trasporta è quanto di più variegato e contrapposto ci possa essere: una vedova che scappa dalla famiglia del marito, un raja in rovina, un commissario di bordo che si sente una donna, una ciurma di pirati dal linguaggio incomprensibile, i lascari.
Lo sfondo è il prezioso commercio dell’oppio, e la guerra dell’oppio che sta per scoppiare fra Gran Bretagna e Cina.
Attraverso le storie dei suoi personaggi, che si intrecciano tra loro in un disegno infinito, gli eventi della Storia si dispiegano fino alla liberazione dell’India dal dominio inglese.

Per assaggiare Amitav Ghosh con qualcosa sotto le 1.500 pagine, allora Il paese delle maree.
Piya, giovane biologa marina, arriva ai Sundarban, immenso e intricato arcipelago fra il mare e le pianure del Bengala, per studiarne le profondità marine. Qui conoscerà il traduttore Kanai e il pescatore Fokir. È nella foresta di mangrovie dei Sundarban che Piya trova la sua missione, studiando un ecosistema imprevedibile e affascinante, casa di una diversità biologica da preservare, e vittima ogni giorno di un cambiamento climatico che ne modifica paesaggio e geografia.

L’arte dell’henné a Jaipur

Jaipur, 1955.
Lakshmi è una pittrice di henné. Suoi sono i mandala più belli delle più ricche case indiane, suoi i complicati motivi che accendono i desideri dei mariti e assicurano prosperità e gravidanze alle donne indiana di casta elevata.
Lakshmi è una Brahmani, decorare i corpi delle donne con l’henné non dovrebbe essere suo compito, svolto di solito dalle donne Shudra, una casta molto più bassa della sua. Ma i disegni di Lakshmi sono così belli che il lavoro non le manca mai e lei non si risparmia, mettendo da parte ogni rupia per potersi finalmente permettere di comprare una casa.
Perché per arrivare ad avere una vita indipendente, a guadagnare soldi per sé stessa, Lakshmi si è lasciata un oscuro passato alle spalle. Ha disonorato la propria famiglia e spera che la casa che comprerà, e dove ospiterà i suoi anziani genitori, possa essere un’ammenda sufficiente alle decisioni che ha preso.
Il destino sembra sorriderle quando a casa di una cliente le si prospetta la possibilità di combinare un matrimonio vantaggioso, con un compenso per lei che le cambierà la vita. Ma l’arrivo di una sorella di cui non sospettava nemmeno l’esistenza le farà tremare la terra sotto i piedi. Il controllo che esercitava con tanta disciplina sulla sua vita per evitare passi falsi nella malevola società di Jaipur andrà in briciole, e Lakshmi dovrà trovare nuovi obiettivi e una nuova direzione da dare alla sua vita.

Una bellissima storia di emancipazione femminile, che Alka Joshi ha scritto per sua madre, immaginando per lei una vita più libera e più ricca di possibilità di quanto non sia stata nella realtà.

Detective all’indiana: la serie di Perveen Mistry

Perveen Mistry ha studiato legge in Inghilterra: perché va bene essersi liberati dalla dominazione inglese, ma per farsi un nome e una certa reputazione, è là che bisogna andare a studiare.
In realtà non si sa bene per cosa Perveen abbia studiato, dal momento che il suo ruolo nello studio legale del padre è molto più limitato di quello che vorrebbe. La società indiana del 1920 non è ancora pronta a un avvocato donna.
Fino a quando Perveen non si trova a doversi occupare del testamento di Mr Omar Farid, un ricco musulmano che ha lasciato tre vedove. Faisal Mukri, amministratore dei beni di famiglia, è deciso a metterle i bastoni fra le ruote, finché lei non si imbatte nel suo corpo senza vita.

Il personaggio di Perveen è ispirato alle prime avvocatesse della storia dell’India: Cornelia Sorabji, la prima donna a frequentare legge nel 1892 a Oxford, e Mitham Tata Lam, prima donna ammessa al foro di Bombay nel 1923.
Sujata Massey ha dato il via a una nuova serie di gialli con una protagonista coraggiosa e testarda e al primo volume, Le vedove di Malabar Hill, è seguito il secondo, La pietra lunare di Satapur, e il terzo in via di traduzione, The prince of Bombay.

Hotel Calcutta

Shankar ha perso il lavoro: l’ultimo avvocato inglese dell’alta Corte di Calcutta è morto, e il suo giovane assistente si è trovata a mendicare per strada.
Fino a quando il destino non sorride a Shankar, nella Calcutta degli ani ’50. Mentre sonnecchi al parco, il giovane incontra un uomo distinto: è Byron, il più famoso investigatore di Calcutta. Sarà lui a trovare a Shankar un lavoro nell’albergo più prestigioso della città, il Shahjahan Hotel.
Il Shahjahan Hotel è un mondo nel mondo, una realtà fatta di rigide regole e cerimoniali, dove l’impronta della più alta aristocrazia domina l’atmosfera. Nelle sue stanze si intrecciano tante storie, e Shankar le impara tutte. C’è Connie, la ragazza del cabaret, dagli occhi azzurri e i capelli biondo platino, Marco Polo, il gran capo dello Shahjahan, Gomez, il direttore d’orchestra, Sudata Mitra, la bellissima hostess…personaggi commoventi e terribili canaglie, che intrecciano la loro storia con quella di Calcutta.
Hotel Calcutta è ormai un classico della letteratura indiana anche per noi occidentali: il romanzo è nato nel 1962, ma sembra di leggere qualcosa di assolutamente contemporaneo, e del resto è arrivato da noi solo nel 2009, e di questo dobbiamo ringraziare Neri Pozza.

Arundhathi Roy: una voce necessaria

Arundhathi Roy è uno dei personaggi più scomodi dell’india contemporanea. Scrittrice, attrice, attivista, ha condotto una vita da romanzo. Ha sempre vissuto a Nuova Delhi, anche quando le sue parole, i suoi saggi e i suoi articoli, l’hanno messa in pericolo di vita. Scrive a favore degli ultimi e dell’ambiente, e questo le ha inimicato la classe più agiata che, dopo averla tanto amata per Il dio delle piccole cose, adesso la vede come una nemica del benessere e dello sviluppo economico.
Non sono facili i suoi libri: di romanzi ne ha scritti solo due. Il dio delle piccole cose, nel 1997, e Il ministero della suprema felicità, vent’anni dopo.
è difficile suggerire Il ministero della suprema felicità come lettura per le vacanze. Non è un libro facile, e la sua non è una scrittura pensata per intrattenere. Arundhathi Roy con le sue parole vuole fermare il tempo, scuotere, avvilire e infine indicare una via di redenzione.

È La storia di Anjum, un bambino felice ma che un giorno scopre che qualcosa non va. Gli piace indossare i vestiti delle sorelle, gli piace essere una donna, e quando la madre non riesce più a nasconderlo, Anjum se ne va di casa per vivere in una comune di hijra, altri reietti come lei. In più Anjum è musulmana: una donna che vive in una società che nel 2002 non accetta niente di lei.
In questo romanzo si scontra l’India del livello superiore, centri commerciali scintillanti, fast food, locali e salotti, e quella del livello inferiore, fatta di baraccopoli, discariche, paludi e cimiteri occupati.
Questo romanzo è un’epopea dell’India contemporanea: non adatto a tutti, comprensibile solo dopo varie letture.

Pin It on Pinterest